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CRITICA

MARIO RITAROSSI MARCO VINICIO PASSARELLI SERGII GRYGORYEV  PECCI GUIDO CIRO MARSELLA ARMANDO PACCHIANI TOMMASO LAMONICA

Mario Ritarossi

 

Non c'è da meravigliarsi se, invitati ad osservare la produzione artistica più recente di Daniele Dell'Uomo vi si riconosca, in misura ancora maggiore, quell'inossidabile vivacità di sentimenti e di emozioni che da sempre ne distingue la vita e, di riflesso, tutta la sua feconda attività di pittore.

Si tratta di una vitalità spontanea ma assoluta, in grado di trasfigurarsi, nell'attimo stesso del suo più intenso vigore, in immagini vere e appassionate da cui traspaiono, senza reticenze, visioni di intima familiarità.

Paesaggi, scorci cittadini, scene popolari, nature morte, nonché ritratti di pagliacci o di giovani fanciulle in costume ciociaro sono i soggetti più caratteristici del suo ampio repertorio figurativo: vere e proprie istantanee di un'esperienza vissuta e vagheggiata che, con un fremito di sapore neoimpressionista, fanno dell'elemento cromatico, sempre esuberante e trasfigurato, il comune denominatore della sua espressione più autentica.

E' infatti una pittura immediata e diretta in cui il senso del colore, lontano da ogni sforzo di mera verosimiglianza, fa assumere alla rappresentazione il valore di un'apparizione fantastica, dove il frantumarsi insistito della superficie dipinta condivide con la figurazione pittorica l'urgenza evocatrice di atmosfere iridescenti.

Ed è questo, forse, il modo giusto per leggere ed apprezzare la pittura di Daniele Dell'Uomo, come il luogo delle emozioni e dei sentimenti, i quali, attraverso un istante interminabile di rapimento coloristico, ci pervadono al punto tale da suscitare segrete risonanze e far scorgere impensate affinità.

 

Alatri Settembre 2008

 

Marco Vinicio Passarelli

 

Daniele Dell'Uomo è stato, per me, uno dei più significativi incontri, tra i tanti, degli artisti ciociari. Egli è un autodidatta , il che non significa "un dilettante"; è divenuto, anzi, un "professionista" nel suo genere presentandosi, seppure con richiami classici, romantici ed impressionistici,con uno stile molto personale.

I sentimenti che esprime Daniele sono quelli che derivano da una realtà la quale necessita di approfondita indagine,questa,infatti, si sviluppa in varie soluzioni come se il problema del reale rappresenti un'analisi dello spazio e del tempo senza limiti di abbinamento.

I suoi paesaggi contengono tensioni solari ed aliti nebbiosi che stupiscono, a volte, per la loro drammatica contraddizione tra il possibile e l'impossibile in un equilibrio che ci spinge avanti e indietro nello spazio, alla ricerca di momenti passati e futuri nel contempo, che possono però farci vivere un dinamico presente degli eventi che ci avvolgono come una cronaca sviluppata da un valido giornalista sensibile ed ispirato.

Le sue figure femminili ciociare, anche se rappresentate con grande staticità formale, sanno dialogare tra loro, senza mezzi termini, con una loquacità impressionante satura, quasi, del musicale vernacolo degli Ernici.

I saltimbanchi ed i pagliacci giacciono, invece, nella loro malinconia dal "cuore infranto" entro una composizione garbata e timida che ricorda la triste infanzia, forse, di tempi ancora non dimenticati.

Egli si esprime per sé stesso con un demone interiore che, a volte, brucia le tele o a un Dio, che le illumina, con l'energia delle stelle.

Sa fermarsi, non sempre, sui segni, le pennellate ed i colori che sgorgano spontanei dal suo istinto, avendo paura quasi, e giustamente, di distruggere quei momenti sublimi ed irripetibili scaturiti da quella realtà interiore che sempre lo sprona a muoversi sulle tele con entusiasmo e rapidità per un qualche automatismo medianico, frutto cioè, di esaltante ispirazione.

Non sempre tutto è però così immediato, trasparente, positivo, comunque tutto è sempre un gioco, una festa, un sostegno, un emblema che ci avvicina all'infinito, all'assoluto, ad una meta irraggiungibile, forse, e per questo sofferta nella gioia di una rappresentazione continua ed irripetibile nella sua funzione più umana che è quella dell'insoddisfazione e della ricerca.

Per questo Daniele Dell'Uomo è un vero artista, perché cerca, sa annunciare, rivelare, anticipare, tradurre il paradosso della vita agli occhi dello spirito, gli unici occhi che possono vedere dentro ogni probabilità dell'Essere e dell'Esistere e, quindi, della creatività universale da controllare, sperimentare ed interpretare sempre, primo per sé, poi per chi sa stargli dietro costantemente per ammirarlo ed applaudirlo.

 

Alatri Ottobre 2008

 

Sergii Grygoryev

 

Io non sono uno che sa scrivere in stile aulici per esprimere che cosa mi piace della pittura di Daniele Dell’uomo. Mi dispiace,perché vorrei dire tanto. Ma non vorrei ripetere tutto ciò che hanno detto gli altri prima di me.

Daniele Dell’uomo è Vesuvio in mezzo al silenzio patriarcale e al tentativo di esprimere qualcosa del mondo umano con la pittura..

Daniele ama questo mondo, a lui interessa tutto e questo si vede sui suoi quadri.

La sua qualità principale come pittore è il senso del colore innato e la tecnica leggera, disinvolta, da maestro:

I quadri pieni di vita scintillano straordinariamente contagiosa combinazione di colori, rosso e blu(o azzurro ? ), che lui mette insieme in armonia senza fatica, ci sembra che qualcuno guidi la punta del suo pennello..

 

Trivigliano Maggio 2008

 

Pecci Guido

 

La pittura di Daniele dell'Uomo è rimasta sempre fedele a se stessa elaborando, in questi ultimi decenni, uno stile subito riconoscibile per i temi trattati e le tecniche utilizzate.

S'avverte, nelle opere di Dell'Uomo, il desiderio di un raffronto diretto ed immediato con il colore il quale, attraverso la fluida scorrevolezza della pennellata, descrive liriche evocazioni di vita quotidiana. Si tratta, quasi sempre, di paesaggi colti dal vero o evocati dal ricordo, assorte rappresentazioni di una natura pervasa di nitida luce diurna che esalta la gradevolezza delle cromie. Daniele Dell'Uomo, dipingendo il paesaggio, ripercorre il sentiero di una tradizione fortemente radicata nella nostra cultura figurativa, quella che, partendo da Giovanni Bellini e passando per Giorgione e Tiziano, arriva fino a Giovanni Fattori e Silvestro Lega.

Ne derivano forme individuate direttamente con il pennello, senza disegno preliminare, fuse tra loro per mezzo di macchie di colore giustapposte.

La natura morta, il mercato, il clown con il palloncino sono soggetti che lasciano maggior spazio alla fantasia e ad una più libera interpretazione dei contenuti, declinati attraverso un'esuberante gamma cromatica e un'invidiabile scioltezza del segno. Stesure larghe e trasparenti di blu elettrico, di porpora, di rosa fluorescente fissano sulla tela frammenti di realtà giocosamente composti tra di loro, a formare un vero e proprio puzzle della memoria. Lo stesso che si percepisce attraverso i tagli prospettici e le pareti scrostate degli edifici prospicienti sui vicoli di Alatri.

 

Alatri Febbraio 2007

 

Ciro Marsella

 

"La pittura di Daniele Dell’Uomo sì di parte dall’osservazione della realtà e del quotidiano, eppure li stempera e trasfigura nell’originalità di un mondo artistico intriso di valori imperituri.

L’artista - sebbene autodidatta- dimostra di aver acquisito nel tempo, dopo un lungo travaglio interiore, una notevole padronanza nella rappresentazione della forma nonché nell’uso del colore, estrinsecato da una tavolozza che - pur se dominata dai verdi,dagli azzurri,dai rossi e dagli arancioni – rivela gradazioni e sfumature inconsuete nel dosaggio degli impasti cromatici, che danno spesso luogo a ”macchie” di assoluta gradibilità visiva.

Il soggetto rappresentato sulla tela - sia esso una persona, una natura morta o un paesaggio - non è mai fine a sé stesso ma intende comunque un messaggio di fede nelle potenzialità più profonde dell’animo umano.

Così le varie raffigurazioni del personaggio della “ciociara” testimone di valori contadini - quali il lavoro, l'amore e la fedeltà che costituiscono ancora attuali punti di riferimento; i variegati paesaggi - ora idilliaci, ora imbronciato, caratterizzati comunque da particolare senso prospettico - che rappresentano quasi diversi stadi dello spirito; le acque dei torrenti, che nel loro scorrere tumultuoso danno il senso della vita che fugge; gli scarponi abbandonati, che raccontano tutta una vita, fatta di piccoli come di grandi passi; i militi dell’arma “nei secoli fedeli”; i fiori variopinti, simbolo della vita rigogliosa ma che presto appassirà; infine i vari ritratti di un Cristo dolente e pensoso del cammino degli uomini, che continuano a scrivere la loro storia di gioie e di dolori, di attese e di disillusioni, di vita e di morte.

Insomma il Dell’Uomo si è ritagliato uno spazio non trascurabile nell’odierno panorama pittorico: spazio caratterizzato dalla bellezza della forma e della significatività dei contenuti espressi”.

 

Alatri Maggio 1999

 

Armando Pacchiani

 

"... La tavolozza, ricca di colori densi, puliti e gonfi di significato, rispolvera il vecchio Impressionismo-espressionista aggiungendovi il tocco genuino del talento naturale. Così immaginario mondo reale dell'Autore, si illumina di linfa pittorica, per scoprire una più intensa luce interiore che traspare limpida da ogni suo dipinto.

In un mondo in cui trabocca la demagogia e la mistificazione è lusinghiero ritrovare sincerità, freschezza e sapore artistico...."

 

Fiuggi Agosto 1993

 

Tommaso Lamonica

 

"... E' una pittura d'istinto, ma nello stesso tempo è una pittura tonale, in cui la pennellata rapida e scattante non è mai rotta da squilibri compositivi.

Pittura spontanea, pervasa di freschezza espressiva, che denota sereni slanci, abbandoni suadenti nella natura che lo circonda, una vera aderenza al fascino del colore che diventa poesia delle cose attraverso il sapiente dosaggio delle ocre, dei gialli, degli azzurri, dei rossi, dei viola, dei verdi che risaltano maggiormente nei suoi vasi con fiori, composizioni armoniose e squillanti di colori accesi ed intensi.

La natura è la  grande ispiratrice di tutti i veri artisti e certi suoi paesaggi ariosi, vividi di note coloristiche intense, descritti quasi in sequenza sinfonica, fanno pensare a certi brani di Vivaldi delle Quattro Stagioni, ai primi due tempi della Pastorale di Beethoven.

Ogni quadro di Daniele Dell'Uomo esalta un aspetto di vita e spesso egli lo vede sotto angolazioni e stati d’animo diversi, toccanti per l'espressione dei volti e la scelta dei colori i suoi clown, che riportano alla mente Charlot in tutta la sua sofferta umanità."

 

Ponza Settembre 1978

 

 

DANIELE DELL'UOMO (C) 2016

DANIELE DELL'UOMO (C) 2016